Processo alla banda, a maggio la sentenza
Il racconto di Chiara, un tunnel di sadismo

Hanno preso la banda di Guidonia, i carabinieri si sono dovuti chiudere a riccio intorno ai delinquenti, e li hanno fatti salire in macchina uno per volta, portandoli praticamente in braccio. Questi cani randagi hanno rischiato il linciaggio e io non ho provato alcuna tensione per quel che avrebbero potuto subire. Sarà perché ieri ho assistito all’udienza del processo che vede imputate le Belve di Torvergata, una banda criminale che alla fine dell’estate del 2007 ha seminato il panico nel quadrante orientale della capitale. Alla fine dell’udienza, fuori dalla procura mi sono fermata a parlare con l’avvocato di Chiara Camponeschi e di Gianluca Rotondi. Vittime, nel settembre del 2007 della brutalità del branco randagio ma con obiettivi precisi: coppie da derubare e da brutalizzare per puro sfogo e divertimento. In sede di udienza, hanno parlato anche le vittime. Dal racconto di Chiara, 20 anni all’epoca dei fatti, è emersa la ferocia gratuita subita, ai limiti dello spregio della persona. Riassumo così, senza riportare altri particolari che pure ho ascoltato. E che hanno ascoltato sia i giudici che gli imputati. Presenti in aula ma non visibili per i due testi. Aggiungo solo che quello che oggi suona come l’antefatto delle vicende di Guidonia è accaduto alla Borghesiana, borgata degradata a est di Roma. E’ il settembre di due anni fa e sembra una sera come le altre: la partita in un pub, qualcosa da bere e l’intimità da cercare nelle vie di un quartiere conosciuto. Poi l’aggressione, violenta tanto da “rasentare il sadismo”, ha detto chi indagava. E che è valsa al branco quel nome nuovo: “le belve di Tor Vergata”. Ma il nome era nuovo, non il loro profilo. Perché quando Chiara e Gianluca sono stati aggrediti i 3 romeni (il quarto ancora si cerca) oggi imputati erano finiti in carcere, sette mesi prima, per violenza, sequestro di persona, riduzione in schiavitù, induzione e sfruttamento della prostituzione, rapina, maltrattamenti e furto. Ma erano stati scarcerati per decorrenza dei termini della custodia cautelare e nel giro di 10 giorni avevano aggredito e violentato tre coppie. Per loro la sentenza, e vedremo quale, arriverà entro maggio.

Categoria: Archivio

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