Ti svegli sperando che le notizie arrivate a notte inoltrata sulla conferma da parte di Meloni del blocco di Schengen con Madrid per altri 15 giorni siano un incubo o il prosieguo di un sonno disturbato. Il gran caldo, si sa.. Poi ti rendi conto che è tutto vero e capisci che c’è in atto un mutamento non solo delle visioni tra Stati che un tempo si dicevano comunitari, parola meravigliosamente alta per indicare un unico obiettivo e una comune radice, ma anche un sovvertimento di un ordine che fino a un anno fa non era in discussione. La reazione della Spagna a uno schiaffo incomprensibile anche se ci si mettesse di punta a volerlo decodificare è l’avvio di un botta e risposta tra fratelli coltelli dagli esiti a oggi difficilmente prevedibili. E a rimetterci sul lungo termine sarà solo il cittadino (italiano). Che maledirà – se se ne ricorderà – chi non ha avuto l’intuizione di imitare. Non ci voleva poi molto: un Paese che ci supera ognuno decida dove in termini di diritti, di Pil, di rinnovabili (leggi bollette che da noi in autunno faranno piangere veramente), andava perlomeno copiato. Di sicuro ammirato. Non certo oltraggiato. Perché di questo si tratta. Chiudere Schengen è un oltraggio alla storia dell’Europa e nessuno ha dato questo mandato a chi governa. Ma in tempi di paure diffuse, amplificate e messe in agenda con largo anticipo, ogni pecora si fa lupo e al cittadino non resta che rispolverare passaporti destinati ad altre tratte.

Su questo argomento il mio articolo apparso sul blog de Il Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/31/erasmus-madrid-schengen-spagna-notizie/8492626/

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