L’urlo silenzioso di Balotelli lo ha gridato il suo fisico. Asciutto, energico, vigoroso, teso. Nero. Mostrato senza pudori e senza esitazioni. Biglietto da visita e passapartout: Io quello che dovevo fare l’ho fatto – ha sfidato chiunque –  e l’ho fatto con questo fisico, con questa pelle che in tanti hanno criticato e mortificato. Falsi tifosi, falsi sportivi, falsi italiani: Zitti tutti, ha ammonito. Gli occhi fissi, labbra contratte, che si sono aperte in un sorriso solo dopo gli abbracci dei suoi compagni. Bocca cucita, questa volta, e non c’è stato bisogno della mano riparatrice di un compagno più saggio perché ha parlato il suo corpo. Il tutto per la parte, sembra di sentirli, gli antichi greci.

Rimarrà a lungo la sua immagine statuaria nella memoria di questo Paese, l’Italia, che ancora non approva la legge attiva in tutte le democrazie occidentatali: quella che dà diritto – a chi è nato qui o si è formato qui, o ha studiato qui – alla patria adottiva.
Rimarrà a lungo vivo in noi il suo corpo esibito, messo in mostra e lasciato gridare, in silenzio.  La sua carta d’identità. Il suo urlo d’identità. Un urlo di sfogo, e non di gioia. Di rivalsa e non di esultanza.
Che ha lasciato tutti zitti, e ognuno a guardare. Il fiato sospeso e gli occhi fissi.
Non ha parlato, non ha detto, non ha tirato fuori una sola parola. Eppure ha comunicato, eccome se ha comunicato. L’elogio in difesa di Balotelli,  – che per il suo gesto si è preso un cartellino giallo – è il grido silenzioso di una fatica sopportata, trascinata, mandata giù come le ore di fila, infinite, che la madre ha passato all’ufficio straniero della Questura per rinnovargli il permesso di soggiorno fino ai diciotto anni. Perchè questo è il  Paese  – non ancora maturo per una legge di civiltà – sempre pronto però a chiedere, agli altri, una prova della loro maturità.

Categoria: Archivio

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