Non sempre lo controllo.
L’altro giorno al supermercato per esempio ho puntato quella bambina, era seduta sul carrello. La madre non si è accorta di niente. Non mi ricordo neppure se era bionda o mora. Avevo notato come fissava le patatine esposte sullo scaffale e non mi era piaciuto. Sono porcherie e fanno male, mi dicevo. Ma lei le voleva, si capiva. Sono porcherie, ripetevo tra me. Ho sentito quel calore strano nel petto, è il calore di quando non mi piace come stanno andando le cose. L’ho guardata forte ma senza cambiare espressione. I bambini non sono abituati a essere guardati così e alla fine quella mocciosa si è messa a piangere. Dai che abbiamo quasi finito, l’ha consolata la madre spingendo via il carrello dallo scaffale delle patatine.
Il mio sguardo sì, cambia.
Manuela invece non vuole cambiare, piano piano succederà. Non devo avere fretta. Quando l’ho conosciuta era una persona brillante, sorridente. Adesso lo è un po’ meno, ma è ancora una donna vivace.
Ho cominciato con il guardarla di meno.
Poi piano piano ho cominciato a guardarla diversamente. Con meno enfasi, sulle prime, poi con distacco. Ho capito subito che stava diventando una mosca in un bicchiere, non ci capiva niente. Si arrovellava a basta. Soffriva.
La dottoressa mi ha fatto una domanda strana, mi ha chiesto di provare a capire da dove nasce questo mio modo di odiare. Io non odio affatto, le ho risposto. Ero infastidito e secondo me se n’è accorta. Devo stare attento a controllare il mio sguardo. Non mi ha risposto, ha solo annuito e scritto qualcosa.
Tre giorni fa sono passato sotto a lavoro di Manuela. L’ho vista sorridente, stava con le amiche e così ho capito che era arrivato il momento. Da ieri ho cominciato a non guardarla più: come se non esistesse. Così si fa, bisogna rimettere ordine e far capire quel che è giusto e quel che è sbagliato.
D’altra parte se lo merita, è lei che non vuole piegarsi, continua a resistere.
Ma prima o poi cederà, lo so.

Ho chiesto al dottore di mettermi bene la benda, e con l’occhio tumefatto riesco a leggere i giornali online, perché posso ingrandire i caratteri. C’è anche la notizia che mi riguarda. Spero solo che con i vetri rotti si sia almeno tagliata i piedi, quello smalto rosso non potevo accettarlo.
L’altro occhio l’ho perso.
Ancora adesso sono convinto che non sia odio, il mio. Solo che quando sono entrato in casa e non l’ho più trovata, le valigie pronte e tutto in ordine, ho capito che dovevo calmarmi. Ma non c’era nessuno da fissare, così mi sono messo davanti allo specchio e mi sono guardato da solo. Un brivido mi ha attraversato. Ho puntato a uno dei due occhi e ho fatto centro. Nell’altro ci sono finite le schegge dello specchio dopo che ci sono caduto sopra.

Categoria: Racconto Breve

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